DI MARITI, LAVORO E NEVE IN ARRIVO

Ieri sera, ore 19.30. Squilla il cellulare.
Il marito mi dice “Sono ancora in ufficio, ho appena ricevuto dei documenti importanti, li leggo, faccio quel che devo, li rimando e poi esco. Quindi arrivo tardi”
Che non potesse in ogni caso arrivare a casa “presto” era comunque palese.
“Ma scusa” ribatto io, che, comunque, davvero, a volte non ce la faccio, “cosa cambia se li rimandi domani?” “Tanto chi vuoi che li veda a quest’ora?”
“Beh, sì, in effetti….”

Il marito è comunque rientrato intorno alle 21 e oggi si risentirà parecchio nel leggere questo post.
Perchè ieri sera “la situazione era particolare, il momento era particolare, quindi il ritardo ha delle motivazioni oggettive e oggettive giustificazioni”.
Sicuramente: c’erano esigenze, come ce ne saranno sempre.
Così come del resto si era parecchio risentito nel leggere questo, di post.
Un po’ mi dispiace, ma non sempre ce la faccio ad essere politically correct.
Se lo fossi probabilmente neppure scriverei un blog.
E devo anche fare una confessione. Comincio ad essere stufa di parlare di
conciliazione, di work life balance, e di tutte quelle storie lì.

Che tanto.
Ieri sera leggevo questo articolo su la 27ora del Corriere.it. Guardando alcuni commenti mi è venuto da piangere. Come quando ti coglie la consapevolezza che è comunque tutto inutile. Che se la maggior parte della gente continua a pensare in un certo modo potremmo scrivere milioni di post, milioni di articoli, milioni di commenti costruttivi e proposte costruttive.
Che tanto.
Sto sinceramente arrivando a pensare che si tratti di temi davvero di “élite”, che riguardano un gruppo tutto sommato troppo piccolo e poco rappresentativo di persone (o di donne, dovrei dire).
Che vivono nelle grandi città, che altrove questi problemi non ci sono, o ci sono meno, o sono affrontati diversamente. Ma sicuramente stimolano poco il dibattito (quello “vero”, almeno), tanto che qualcuno sostiene che già in Italia si lavora poco e quindi cosa diavolo sono tutte queste storie?
Anzi, dovremmo ben volere lavorare di più. Per avere più soldi nella pensione di domani e rimpinguare le povere casse dell’INPS.
Opinioni. La mia è che sicuramente da qualche parte si lavora poco.
Probabilmente meno di quanto si dovrebbe.
Ma che, altrettanto sicuramente, in generale e senza distinzioni di sorta, si lavori parecchio MALE. Con le dovute eccezioni, ma che sono tali. Credo, però, che davvero pochissimi siano interessati a cambiare qualcosa.
Si vede, oggi ho il dente avvelenato e pure il mal di testa. Magari mi sta venendo anche la scarlattina e sento la neve.
Tant’è. Se ne fossi capace mediterei seriamente di iniziare a scrivere di abiti, scarpe e gossip. Anzi, no, magari di sesso.
Che, si sa, con tutto il rispetto per chi ne scrive sul serio, è ben più divertente.

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5 pensieri su “DI MARITI, LAVORO E NEVE IN ARRIVO

  1. Ciao, ma di la verità stai parlando di mio marito.Volevi farmi uno scherzo?
    Ci sei riuscita.Aggiungo 2 figli piccoli e il lusso di un lavoro fino alle 18 di cui non mi lamento ma non perche mi piace ma perche non è nel mio carattere.
    Aggiungo ancora …ieri la notizia che mi ha fatto dare in escandescenza aumento delle rette scolastiche in una scuola che si definisce paritaria ma a tutti gli effetti si comporta come una materna privata. Ma allora io per quale motivo lavoro? Si lavora troppo male e anche nervosi perchè purtroppo il tempo è diventato un bene troppo prezioso che si dovrebbe saper sfruttare bene.
    Forse non si capisce niente ma almeno mi sono sfogata!

    Mi piace

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