ATTESA E PAURE

Mi capita ogni tanto di incontrare, nelle mie frequentazioni di lezioni di yoga, mamme in attesa che hanno deciso di regalare a sé stesse un po’ di tempo a questo scopo, prima della nascita del loro bimbo.
Qualche settimana fa ho incrociato una ragazza, ormai avviata verso gli ultimi mesi della sua gravidanza. Al termine della pratica, facendo due chiacchiere, l’insegnante accennò al fatto che io avevo tratto molto beneficio dallo yoga in preparazione al parto e che, se avesse voluto, avrebbe potuto chiedermi qualche informazione. 
“No, io non voglio sentire niente. Mi stanno già terrorizzando tutte con racconti dell’orrore sul parto!”
Ecco.
All’epoca del mio corso pre-parto, all’ospedale che avevo scelto per far nascere mio figlio, l’ostetrica un giorno disse una cosa del genere: “Le donne sono le peggiori nemiche delle mamme in attesa. Troppo spesso si dilungano in racconti raccapriccianti del travaglio, del parto, di quello che accade durante e dopo. Oppure si trincerano dietro un sostenuto silenzio, che sottintende esperienze terrificanti e non ripetibili”.
Infatti
Fermo restando che l’intenzione dell’insegnante non era sicuramente quella di stimolare il mio racconto dei più intimi dettagli dell’evento, la cosa mi ha fatto un po’ riflettere.
Perché?
I primi mesi della mia gravidanza non erano sicuramente stati idilliaci. 
Avevo dovuto convivere con pesanti nausee che non mi abbandonavano né di giorno né di notte. Riuscivo a mangiare il minimo indispensabile a reggermi in piedi e, a volte, neppure quello. Di notte dormivo pochissimo, avevo lunghi risvegli alle tre o alle quattro del mattino che mi lasciavano sfinita. Avevo sempre la pressione bassa e uscire di casa per affrontare il viaggio fino all’ufficio era diventato un incubo. Una stanchezza indescrivibile.
Per settimane avevo lottato con terribili mal di testa che potevo combattere con l’arma spuntata della sola tachipirina, praticamente unico farmaco compatibile con l’incintitudine.
Era uno strazio
E io uno straccio. Devo ammettere che ero pure uno straccio parecchio incavolato con il mondo e con tutto quel ridicolo chiacchiericcio sulle meraviglie della maternità, sulle sensazioni favolose con cui convive la futura mamma e bla, bla, bla…
Ne avevo parecchie di sensazioni, peccato fossero tutto fuorché “favolose” e le avrei volentieri regalate senza pensarci un secondo.
Così per quasi cinque, lunghi, mesi.
Poi, per fortuna, qualcosa era cambiato.
Pian piano, con una lentezza quasi impercettibile, avevo iniziato a stare meglio
.
E gli ultimi mesi della gravidanza credo siano stati, tutto sommato, uno dei periodi più belli della mia vita. 
Ero spesso felice, senza che ce ne fosse un particolare motivo. 

Era primavera e io uscivo sul balcone ad ammirare il sole, il cielo azzurro, gli alberi che iniziavano a rifiorire, i bambini che giocavano nel parco sotto casa. Le rondini della sera.
Leggevo, scrivevo (troppo poco, ora mi dico). 
Quando lo stomaco permetteva, sperimentavo nuove ricette in cucina. 
Invitavo a cena gli amici.
Ero comunque spesso stanca, ma non lo consideravo più un dramma, non avendo più l’impegno forzato del lavoro.
Facevo yoga tutte le volte che potevo perché mi faceva stare benissimo.
E quando facevo yoga ascoltando Ludovico Einaudi mi sentivo immortale. Probabilmente lo ero.
Ogni tanto pensavo al momento del parto e ne ero abbastanza spaventata, come quasi tutte, credo. Anche quelle che sostengono di non esserlo affatto. 
E la paura aumentava man mano che la data del termine si avvicinava, ma non ho mai voluto esserne sopraffatta.
Sarebbe stato un peccato, un grandissimo peccato.
Penso che, mediamente parlando, la natura offra alle donne incinte un grande aiuto. Gli ormoni degli ultimi mesi di gravidanza dovrebbero essere venduti in farmacia, da assumere al bisogno, quando la vita pone di fronte a certe difficoltà. 
Quel periodo può davvero essere un’occasione per vivere qualcosa di unico e meraviglioso. Un piccolo assaggio di infinito ed eterno. 
Non lasciamocelo rovinare, non facciamoci fregare dai racconti terrorizzanti.
Davvero, non ne vale la pena.

Annunci

7 pensieri su “ATTESA E PAURE

    • Ciao Francesca, prima di tutto benvenuta!
      Ho letto il tuo post tutto d’un fiato e (grande commozione a parte!) capisco benissimo cosa vuoi dire.
      La gravidanza e il parto sono a mio parere momenti molto personali nella vita di una donna, ognuna li vive davvero a modo suo.
      Quando poi capita purtroppo che qualcosa vada diversamente da come avremmo sperato il tutto rischia davvero di complicarsi tantissimo.
      Poiché anche io scrivo, e sono abbastanza consapevole che la scrittura sia un modo per “sfogarsi”, per conoscersi ancora meglio, per venire a patti con alcune cose di noi stesse, penso tu abbia fatto benissimo a scrivere la tua esperienza e la meravigliosa lettera al tuo piccolino nel tuo blog.
      Quello che, però, io intendevo dire con il mio post, è anche altro. Non credo che i racconti del parto debbano necessariamente essere “censurati”, così come all’opposto, utilizzati tipo arma contundente addosso a chi si troverà a vivere in futuro questa esperienza.
      Capisco la necessità di superare dolore e paura, di condividere l’esperienza. Ma non condivido le modalità di chi, per questo, “butta addosso” ad altre persone, che a loro volta si trovano in un momento particolare e delicato, racconti raccapriccianti o terrorizzanti. A mio modo di vedere si tratta di avere il necessario rispetto di chi ci troviamo davanti, anche delle sue paure delle sue fragilità, dubbi e timori di non farcela. C’è modo e modo, come per tutto nella vita.
      E, in ogni caso, il tuo racconto non ha nulla di terrorizzante e raccapricciante 🙂
      Mi ha fatto molto piacere conoscerti!

      Mi piace

      • Grazie per le tue parole. Hai ragione un conto e’ “superare” attraverso il racconto le proprie paure o sofferenze e un altro e’ raccontare con un po’ di “sadismo”, come anche a me e’ capitato di sentire quando avevo il pancione…
        Su questo non posso che concordare con te!:) La gravidanza e’ un momento bellissimo ma anche molto delicato nella nostra vita di donne, accanto alla gioia si annidano tante fragilita’, e’ importante incontrare le persone giuste che ci possano aiutare a viverla al meglio!
        Un caro saluto e anche a me ha fatto molto piacere conoscerti!
        Fra

        Mi piace

      • Eh, sì, sono convinta che la differenza vera nella vita la facciano davvero gli incontri con le persone giuste! A presto 🙂

        Mi piace

  1. Ah, che bello il tuo racconto gravidanza, all’inizio la mia era proprio come la tua, poi sugli ultimi mesi divergiamo, tu eri contenta, io li ho passati a pianificare il suicidio. C’era sempre la parte razionale di me che diceva: “non è vero niente, non hai motivo di essere triste, va tutto bene”, ma la sofferenza era reale. Non consiglierei acquisto ormoni gravidanza, non si sa mai che effetto fanno. Poi essendo il secondo figlio, io più che preoccupata per il parto avevo veri e propri attacchi di panico! Per fortuna poi il secondo parto è andato molto meglio del primo!

    Mi piace

    • Eh, io sono rimasta al primo ;-)!
      Scherzi a parte, torniamo al solito punto. Purtroppo, o per fortuna, ogni donna la vive a modo suo, assolutissimamente suo.
      A me gli ormoni avevano fatto assai bene (alla fine, almeno), ma so benissimo che ci sono donne a cui fanno parecchio male. Anche dopo.
      L’importante è uscire dall’esperienza più o meno indenni, più ricche e consapevoli di prima. E, se hai poi deciso di affrontarne un’altra, vuol dire che tu ce l’hai fatta alla grande, no?!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...