BRACCIO DI FERRO

Sto leggendo un libro, uno di quelli che mi ero riproposta di prendere non appena saputo dell’uscita, senza neppure averne chiaro il motivo.
Sarà che da anni ho un appuntamento fisso, tutte le settimane, con la rubrica di Irene Bernardini su Vanity, ma il suo “Bambini e basta” mi ha immediatamente detto “leggimi“.
E poiché credo che siano i libri, in verità, a scegliere i loro lettori, più che il contrario, ho ubbidito.
Sto trovando risposte, anche a dilemmi materni che non riuscivo a scrollarmi di dosso da quando mio figlio è nato. 
Sto scoprendo, mio malgrado, che forse mio figlio non è tra i bambini più facili del mondo, ma è appunto un bambino che sta facendo il suo lavoro per crescere.
Sto scoprendo che, magari, la prima cosa che un genitore dovrebbe imparare è la responsabilità di decidere per il figlio, senza dubbi, paure o esitazioni, e che più sicuro e fermo sarà in questo lavoro e più  la creatura avrà probabilità di crescere sana e serena.
Sto imparando che i bambini non possono decidere per sè stessi, non ne hanno le capacità, né dovranno averla mai.
Sto imparando che il capriccio è cosa buona e giusta e che il genitore deve sapere come gestirlo, in tempi e modi, senza rinunciare MAI alla fermezza del suo ruolo, a rischio di sfaceli e sfracelli.
Sto imparando che crescere un figlio è una fatica immane, non solo per le notti insonni, i ritmi biologici stravolti, le acrobazie quotidiane casa-spesa-lavoro, ma proprio perché sempre, almeno nei suoi momenti di veglia, il 100% del tuo impegno, della tua attenzione, delle tue risorse, dovrebbero essere lì.
E guai a mollare, guai a cedere un momento, guai a pensare “va beh, che sarà mai, adesso gliela do vinta, così smette di frignare. E domani vedremo
No, perché domani, se va bene, la tua fatica di non darla vinta sarà almeno doppia, o tripla, o quadrupla. Perché le buone abitudini si dimenticano in fretta, le cattive mai. E rischi di arrivare al giorno in cui non riuscirai davvero più a non darla vinta.
Perché il piccolo mostro, che quando dorme sembra la più angelica creatura dell’universo, nella vita reale è una carogna pazzesca, che ama le sfide a braccio di ferro, come se si cibasse ogni giorno di chili e chili dei mitici spinaci.
Capace di piangere, urlare, rotolarsi per terra perché non vuol mangiare la merenda che si trova nel piatto. Perché vorrebbe quell’altro, di yogurt, quello dentro il frigorifero, esattamente identico, in forma, contenuto e gusto, al vasetto davanti a sé. Perché vorrebbe il biscotto, il pane con la marmellata, no, senza, la fetta di torta, la frutta, ma poi no, ha già cambiato idea.
E, allora, per sopravvivere davvero, non oggi e neanche domani, forse neppure la settimana e il mese prossimi, ma poi, quando diventerà grande e sarà lui davvero a scegliere per la sua vita, e tu oggi sei qui solo per aiutarlo a sopravvivere a se stesso, ai capricci, alle insicurezze, alle difficoltà, tu sai finalmente che molte delle cavolate che hai letto, sentito, che ti hanno riferito, sono davvero solo cavolate
Che la sola e unica via d’uscita è lasciarlo lì, digiuno e urlante nel suo seggiolone, finché deciderà che è giunto il momento di una tregua alla quotidiana guerra.
E, fresco come una rosellina di bosco, come se la mezz’ora precedente non fosse mai esistita, prenderà in mano il suo cucchiaino, il suo vasetto e, con un sorrisetto soddisfatto sulle labbra, pronuncerà le fatidiche parole : “mangio yogurt io!

Annunci

4 pensieri su “BRACCIO DI FERRO

  1. …infatti: di solito M. molla il colpo quando si accorge che non sono più disponibile a negoziare, e perché si accorga è sufficiente l’espressione che ho in viso. Se invece dico “basta” o “no” senza esserne convinta del tutto, lo percepisce e insiste perché sa che la partita non è ancora persa. Negli anni cambiano i motivi e i modi, ma la sostanza è sempre la stessa!

    Mi piace

    • Eh già, è davvero così e pare davvero inevitabile. I mostriciattoli sentono/capiscono tutto, anche molto di più di quanto crediamo di capire noi su noi stessi! La lotta continua…;-)

      Mi piace

  2. Ciao, ho preso il libro dopo aver letto questo post, devo dire che è stato illuminante. Non che prima mio figlio di tre anni decidesse tutto per sé, ma evito di chiedergli se per cena preferisce la carne o il pesce, che tanto qualunque cosa risponda poi alla fine non vuole mangiare comunque quello che gli presento e voleva l’altro, o qualcos’altro ancora. I capricci all’ora di cena ci sono comunque, ma mi risparmio l’inutile interrogatorio pre-cena.

    Mi piace

    • Eh già. E dopo qualche settimana di esperimento sulla mia belva devo anche dire che il limite posto in modo irremovibile tende anche a ridurre l’intensità e la durata del capriccio epocale 🙂 . Per lo meno nei giorni “buoni”.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...