CONCILIAZIONE È (ANCHE) #FAIILPAPÀ?

Si parla e si scrive, per fortuna sempre più spesso, di conciliazione.
Quella magica parolina, per molti chimera inesistente e irraggiungibile, che starebbe a significare la possibilità per un essere umano, per lo più con famiglia a carico, di suddividere il modo soddisfacente i tempi e le modalità di gestione del proprio lavoro con quelli della vita personale.
È addirittura nato un nuovo hastag di twitter #faiilpapà, contenente gli inviti o le rivendicazioni rivolti ai genitori di sesso maschile affinché si facciano maggiormente carico, nei fatti, nella vita di ogni giorno, di incombenze ed attività che molto, troppo spesso, appaiono essere esclusiva prerogativa della donna-madre.
La quale, poi, ogni tanto rischia di soccombere all’ennesima acrobazia quotidiana e allora son cavoli per tutti. Per lei, in primo luogo, per la prole (ancor prima che in primo luogo), ma anche per l’uomo latitante dai doveri familiari.
Ho letto alcuni post sul tema in questi giorni, questo e questo. E così, mi è venuto di dire la mia. Non che non sia d’accordo sul tema di fondo, tutt’altro.
Sono consapevole e a conoscenza, per vie dirette e indirette, che vi sono uomini-padri che in vita loro non hanno mai cambiato ai figli un pannolino (!!!) fatto un bagnetto (?!), preparato una pappa (?), che mai hanno pensato di avere il compito di alzarsi dal letto nel cuore della notte, accorrendo al richiamo della creatura urlante (??!!) Lo so che esistono, e parallelamente esistono donne che dichiarano di sentirsi ragazze-madri, pur essendo in possesso di regolarissimo certificato di nozze, magari celebrate addirittura davanti al parroco.
Detto in modo modo sincero: non le invidio affatto e, probabilmente, non riuscirei proprio a dividere la vita (e un figlio) con un esemplare maschile di quella specie.
Temo, però, che il rompicapo della conciliazione in famiglia non si esaurisca (semplicemente?) nella bravura o buona volontà di un papà tuttofare.
Mio marito è un padre splendido. Con tutti i suoi difetti, ovviamente, grandi e piccoli. Ma meraviglioso. Quando c’è.
Perché il tema è anche questo: ci sono padri a cui piacerebbe, anche molto, fare i papà full time o quasi. E sarebbero bravissimi nel loro lavoro. Ma non possono permetterselo. 
Ricordo quando, alcuni mesi fa, andai a salutare un mio collega neo-padre prima dell’inizio dell’anno sabbatico. La prima cosa che mi disse fu: “Beata te! Così potrai passare tanto tempo con tuo figlio. Se potessi permettermelo, io starei tutto il giorno con lui, almeno finché è così piccolo”
Lo stesso uomo, però, risultava fortemente convinto che per una madre fosse impossibile fare la manager a tempo pieno, poiché “Mica si può mollare tutto alle 18 e uscire dall’ufficio, capiti quel che capiti”.
È ovvio che sul secondo punto io la pensi un pochino diversamente, ma credo che il nocciolo sia abbastanza chiaro.
Culturalmente, nelle aziende italiane, non è affatto scontato che un uomo-padre se ne vada a casa alle 18 per stare coi suoi figli, aiutare la moglie o, semplicemente, farsi i fatti propri. Quindi, può anche farlo, ma facilmente questa scelta potrà avere conseguenze, dirette o indirette, sulla sua “carriera”.
Se consideriamo poi, dati alla mano, che un uomo in Italia guadagna mediamente, a parità di mansione, molto ma molto di più di una donna, ecco che il trucco diabolico è fatto.
Rischiare di “compromettere” il proprio lavoro con scelte “flessibili” può essere un lusso che non tutti si possono permettere. A costo di non riuscire più a mandare avanti il ménage familiare. E, allora, ecco il risultato: tra i due si sacrifica la donna che, tra le altre cose, è spesso quella che guadagna meno.
Ogni tanto, in risposta alle lamentele della sottoscritta sugli orari a cui rincasa, il consorte risponde: “Hai ragione, ma diversamente, forse, il tuo anno sabbatico non ce lo saremmo potuti permettere”.
È giusto? Naturalmente non lo è. 
Ed è solo per dire che, secondo me, non esisterà mai vera parità, vera condivisione, vero work life balance sino a quando non cambierà la cultura di fondo del lavoro e della famiglia, a tutti i livelli della società.
Sino a quel momento avremo tanti, faticosi, a volte disperati tentativi. Più o meno riusciti, ma non arriveremo mai all’obiettivo che tutte sognamo.

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2 pensieri su “CONCILIAZIONE È (ANCHE) #FAIILPAPÀ?

  1. Sono d’accordo, bisogna cambiare la cultura di fondo.
    Iniziare a farlo tra le quattro mura di casa propria è un primo grande passo.
    E’ vero che la maggiorparte dei padri guadagna più delle loro mogli (ricordo che se nella stessa azienda due persone con lo stesso ruolo e responsabilità ma di sesso diverso guadagnano meno l’azienda è passibile di denuncia), ma è perchè i padri fanno più in fretta carriera perchè si fermano di più sul lavoro e perchè il metro di giudizio è tarato sulle ore passate in ufficio e non solo sul risultato.
    Se tutti i padri tornassero a casa prima (iniziando magari anche solo con mezzora prima, che alle mogli farebbe una grande differenza) la mentalità aziendale e quella maschile cambierebbe in fretta.
    Io ci credo.
    Grazie per avermi linkato e in bocca al lupo per la tua nuova avventura!

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    • Ciao! E grazie a te:-)
      Anche io voglio crederci e infatti continuo a stressare il marito per fargli guadagnare qualche minuto. Anche se fino ad ora non funziona molto…

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