LA MICIA E IL VAGABONDO

Sono stati giorni abbastanza dinamici questi delle festività natalizie.
Abbiamo fatto il giro dei nonni, con qualche centinaio di chilometri nel mezzo.
Oggi pomeriggio il Patato è rimasto a casa dei miei genitori, io e il consorte siamo rientrati alla base, per poi prepararci a ripartire domani all’alba per un weekend dedicato a cose poco indicate a un duenne scalmanato. 
Cose che implicano qualche riflessione a due, un minimo di esplorazione in relativa libertà e un viaggio, ahimè, verso nord.
In quest’ultima settimana credo di aver imparato diverse cose su mio figlio e di aver avuto qualche ulteriore conferma.
Lui ha, senza dubbio, acquisito il concetto, prima pressoché sconosciuto, di “regalo”, anche se credo ancora nutra qualche perplessità sul quello strano personaggio con la barba bianca e vestito di rosso, nonché sul collegato meccanismo per cui dicono che solo a Natale porti doni ai bambini (buoni ;-))
Ha scoperto (e noi con lui) di saper incredibilmente suonare l’armonica a bocca, “regalo” non programmato e miracolosamente scovato tra le cianfrusaglie giovanili della cameretta di papà.
Ha definitivamente capito che i gatti gli piacciono alla follia. La micia della nonna, ormai con una sua certa età, ha imparato a sue spese cosa possa significare la convivenza forzata con un nanetto pestifero come mio figlio.
Il quale, una volta capito quanto è bella e morbida, non si lasciava sfuggire alcuna occasione per affondare le manine in affettuose carezze.
E via, per tutto il giorno con incessanti richiami della foresta “Miciaaaaa!!!! Dove sei miciaaaaa!? Dove sei????”
Onestamente la povera bestia era un po’ stressata ed ha accusato qualche contraccolpo. Eppure.
Ci sono stati momenti, quasi incredibili, per chi in dieci anni non l’aveva mai vista farsi toccare o accarezzare da sconosciuti, lunatica e scostante come solo certe gatte sanno essere, sdraiarsi lì, vicino al bambino e alla nonna, farsi fare le coccole, i grattini sulla testa, rispondere con le fusa, avvicinare il muso alla faccina del Patato che rideva come un matto quando i baffi gli facevano il solletico sul naso.
È proprio vero che animali e bambini riescono a comunicare su canali solo loro, da cui il resto del mondo è (fantasticamente) escluso.
Ha definitivamente provato a se stesso di avere davanti a sè un grande futuro musicale. Ormai da settimane si esercita quotidianamente nella performance professionale live di “Io, vagabondo”, arrivando a sfiorare la perfezione. Si è accaparrato addirittura un vero microfono (fortunatamente non più funzionante) che usa regolarmente per le sue prove davanti alla famiglia riunita in estatica ammirazione.
E così tiriamo le somme. Sospettavo, da tempo. Praticamente da prima che nascesse, nutrito dalle letture anarchiche della madre.
Ottima propensione ai viaggi, spiccate doti musicali. Un’armonica e un pezzo cult anni ’70. Il futuro da artista di strada è garantito
Davvero, io vagabondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...