#UFFICIOINCASA & ALTRE AMENITÀ

Sono trascorse solo tre settimane dall’avvio ufficiale di #ufficioincasa ed eccoci qui, già con la pausa natalizia alle porte.
Mi nasce spontanea qualche piccola riflessione, nonostante il fatto che pochi giorni di lavoro effettivo siano assolutamente insufficienti per tentare qualsiasi bilancio attendibile. 
L’unica cosa su cui mi sono seriamente trovata a riflettere in questi giorni è che, come già accaduto in altre circostanze, qualsiasi tentativo di conciliazione famiglia-lavoro, anche il più ardito, riesce ragionevolmente a funzionare quando le cose vanno secondo copione, senza imprevisti o incidenti di percorso.
Considerando il “mio” attuale modello di lavoro da casa part-time, con marito in ufficio super-full time e mancanza di supporti familiari a portata di mano (i nonni abitano chilometri far away), il tutto può filare liscio a patto che i membri della famiglia restino in buona salute e non debbano far fronte ad improvvise contingenze senza adeguati termini di preavviso, preparazione e organizzazione.
Mio figlio, ad esempio, è malato, e conseguentemente a casa dall’asilo, ormai da una decina di giorni. La buona stella di natale ha voluto che, casualmente, avessimo programmato con mia suocera la sua settimana di presenza mensile proprio in questo periodo e di conseguenza, per una volta, le cose si sono incastrate a pennello.
Va bene, lei ha dovuto prolungare la sua permanenza di un paio di giorni rispetto alle intenzioni, io stamattina ho perso la mia lezione di yoga, ma ce la siamo cavata senza grossi ostacoli.
Diversamente, temo che le mie giornate lavorative da casa sarebbero state un incubo non riferibile. Meglio, credo proprio che non ci sarebbe stata alcuna giornata lavorativa degna di tal nome.
Io dichiaro a priori di invidiare incommensurabilmente quelle madri che dicono di riuscire a lavorare tranquillamente col pargolo ai propri piedi, mentre quello continua serenamente la sua giornata, giocando, disegnando e chi più ne ha.
Io con il Patato in casa non riesco neppure a portare avanti l’indispensabile per la sopravvivenza. Non riesco a farmi una doccia, a preparare un pasto dignitoso, a leggere un giornale, insomma a fare QUALSIASI cosa che non contempli il suo coinvolgimento attivo nell’attività medesima.
Figurarsi lavorare. Con il portatile sul tavolo del soggiorno, la chiavetta USB inserita e quella fantastica lucina verde che sembra sussurrare: “Patato, vieni qui, guarda come sono interessante”! Con quel favoloso oggetto a forma di topo attaccato da un lato, tutto grigio e con la rotellina che emette quell’invitante rumore quando la si tocca col dito. Con la meravigliosa tastiera che fa “tic, tic” appena la sfiori, per non parlare dello schermo, così luminoso e con quella incredibile immagine del mare. “Mamma, e questo cos’è? Questo cos’è? Questo cos’è?eeeeeeehhhhhhhhh!!!!
Già è andata un po’ così, ma, con la presenza della nonna che poteva intervenire strategicamente, ci siamo salvati la pelle.
Motivo per il quale, ad di là di condividere la mia personale esperienza, mi piacerebbe davvero sapere se ci sono persone (donne/madri nello specifico) che davvero lavorano stabilmente da casa coi figli al loro fianco. 
In tal caso dovrò chiedere gentilmente che mi facciano un training accelerato di tecniche e trucchi, perché, vista la stagione in cui siamo, mica posso pensare che, prima della prossima estate, non mi recapiterà il delirio #ufficioincasa e figlio malato!

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4 pensieri su “#UFFICIOINCASA & ALTRE AMENITÀ

  1. io ho lavorato in casa per esigenze economiche. e l’ho fatto soprattutto al mattino quando la pupa era all’asilo. Il pomeriggio per fortuna veniva mia madre a guardarla, perchè lei voleva essere sempre al centro dell’attenzione. Appena possibile mi sono riaperta l’ufficio fuori casa. Invidio chi riesce a lavorare in casa. Io ho faticato tantissimo. Il più delle volte per finire un lavoro lo facevo quando tutti dormivano, con grandi lamentele da parte del coniuge. Tanti auguri….

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    • Grazie 😉 Per “fortuna” il mio è un lavoro dipendente ed è solo al mattino. Se mio figlio è all’asilo, come dovrebbe, è tutto ok. Il problema, appunto, sorge quando qualcosa va storto. E allora sì che sono guai!

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