BRONCHITE

Ora, sono obiettivamente molto consapevole che una bronchite, a metà dicembre, in un bimbo di due anni che frequenta l’asilo nido e che respira ogni giorno quest’aria appestata, non sia poi una gran notizia.
Il fatto grave è che io non me ne fossi neppure accorta. 
E vivrei ancora nella mia beata ignoranza se stanotte, per caso (caso?!) mio figlio non si fosse svegliato urlante, lamentandosi per il male all’orecchio.
E se da questo evento non fosse seguita la telefonata mattutina alla pediatra, la successiva visita e la diagnosi. E una bella prescrizione di una settimana di antibiotico e aerosol vari. E l’assenza alla festa di Natale dell’asilo.
Io, non fosse stato per il mal d’orecchio, stamattina lo avrei serenamente rimandato al nido. Secondo me stava meglio, e tossiva pochissimo.
D’accordo, sono stata fuori casa praticamente tutto il weekend e non l’ho potuto osservare gran che. Ma anche di notte la tosse era diminuita parecchio rispetto alla scorsa settimana, e il Patato era scatenato come sempre, mediamente affamato, mediamente capriccioso.
La pediatra ha sospettato la bronchite dopo averlo sentito emettere mezzo colpo di tosse, mentre ancora eravamo sulla soglia dello studio. Lei è un medico, io no, con tutta evidenza.
Ma io sono la madre. E si supporrebbe che mi rendessi conto se mio figlio è malato.

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