LA PROFEZIA

12-12-12. Non capitava da parecchio e dicono occorrerà attendere un altro bel po’ di tempo affinché un simile evento si riproponga nel calendario.
Capita, poi, che la coincidenza si manifesti proprio nel ben mezzo delle discussioni pre-profezia Maya, rispetto alla quale gli esperti assicurano che, in verità, la data del famigerato 21-12-12 nulla significherebbe senza aver, prima, considerato l’inizio della nuova era, cioè proprio il 12-12-12.
Ora, come già dichiarato in altre circostanze, il mondo del paranormale, soprannaturale, esoterico è un qualcosa di considerevolmente lontano dal mio modo di essere. 
Premetto, quindi, che dall’epoca del mio viaggio di nozze in Messico, datato 2006, in poi ho sempre ascoltato con la giusta dose di ironia le varie interpretazioni circa la prossima “fine del mondo”.
È passato qualche anno e sostanzialmente non ho cambiato idea.

Però, c’è un però.
Sorvolando sul dettaglio, assai poco significativo per l’universo cosmico, che la mia nuova epoca è cominciata con un figlio con la tracheite, una notte in bianco ecc, ecc, e che quindi non mi sembra che oggi sia cambiato molto rispetto a “prima”, vorrei confessare due o tre cosette.
Che, in alcuni momenti di profondo sconforto, spesso concomitanti o immediatamente successivi alle suddette notti insonni, ho davvero sperato che i Maya (o, meglio, la più catastrofista interpretazione delle loro teorie) avessero davvero ragione. Così, d’un tratto, tutti i casini, le menate e compagnia bella sarebbero diventati dettagli irrilevanti. 
E un bel sonno eterno, senza rotture di scatole, non me lo avrebbe tolto nessuno.
Che, in alcuni momenti di profondo e intimo ottimismo, ho sinceramente creduto che, in un futuro non troppo lontano, l’essere umano sarebbe stato veramente posto di fronte ad un bivio esistenziale che lo avrebbe costretto a scegliere tra due vie, diametralmente e drammaticamente opposte. Se continuare la sua strada verso la rovina, perseverando nelle buone abitudini degli ultimi millenni di storia, oppure fermarsi un momento, riflettere collegando i due neuroni sopravvissuti, e decidersi finalmente ad un drastico cambiamento di rotta.
Che, a mio umile e modesto parere, nel primo caso la fine del mondo arriverebbe abbastanza in fretta, anche se forse non proprio tra una decina di giorni. Nel secondo, forse, l’essere umano potrebbe regalare qualche possibilità in più per un futuro decente ai propri figli e alle future generazioni.
Che, sempre a mio umilissimo e modestissimo parere, su alcune cose della vita siamo, da un po’, davvero ad un punto di non ritorno.
Ora, in questo preciso momento sono propensa a voler credere, con tutta me stessa, nella possibilità di un domani migliore e voglio vedere, anche in tutto il chiacchiericcio intorno alla profezia, un segnale che porta a pensare che il mondo senta la necessità di un grande e vero cambiamento.
La mia compagna di corso di yoga, medium di vocazione, sarebbe d’accordo con me. Io, magari, entro sera avrò cambiato idea, dopo un pomeriggio di tosse soffocante, due riunioni all’asilo nido e, magari, la telefonata di emergenza alla pediatra.
Per ora, buon 12-12-12 a tutti, qualsiasi cosa significhi.

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