IL DILUVIO & THE TERRIBLE TWOS

L’inverno, si sa, coi bambini non aiuta. Da tre giorni diluvio ininterrotto e, finito l’asilo, sono ben poche le possibilità di fare due passi, un salto a prendere il pane per la merenda, un giro sull’altalena.
Quasi improvvisamente, dopo mesi fortunati in cui un giretto non si negava a nessuno, e allora si riusciva a tirare almeno le 17 prima di rientrare a casa, il profondo autunno novembrino ha presentato il conto. 
Le attività all’aperto questa settimana sono archiviate senza condizioni.
E, confesso, io sono un po’ in difficoltà. Sarà anche che mio figlio, nelle ultime settimane, deve essere entrato nella fase “calda” dei Terrible Twos.
Il capriccio spinto è in sostanza diventato il suo SOLO modo di comunicare col mondo, in particolare coi suoi genitori, in particolare con sua madre.
Qualsiasi richiesta, domanda, affermazione, divieto scatena in una frazione di secondo tragedie che neppure l’Otello.
Parte l’urlo acuto, la lagna, la frigna, poi il pianto degno del miglior attore di sceneggiata napoletana. Lacrimoni fino alle orecchie, sudore come fossimo a luglio, acuti che neppure la sirena dei vigili del fuoco. 
Difficile(issimo) per me contenerlo. 
L’unica via d’uscita sarebbe quella di assecondare istantaneamente ogni sua bizza. Ogni tentativo di instaurare un dialogo ragionevole si squaglia come neve al sole. 
I classici suggerimenti di ignorare il capriccio, nel caso di mio figlio, raramente producono i risultati sperati.
Nel “migliore” esempio che io ricordi l’effetto è stato quello di vedere un duenne arrampicato sul letto della cameretta mentre cercava di raggiungere ed aprire l’armadio contenente l’oggetto del desiderio (proibito), il tutto accompagnato da urla che mi hanno fatto rischiare una denuncia al Telefono Azzurro. Ininterrottamente per qualcosa come un’ora e mezza. Dico: UN’ORA e MEZZA.
Inutile provare a spiegare che no, i giochi del nido non si possono portare a casa. Che sono di tutti i bimbi e che lì devono rimanere perché tutti possano giocarci, che domani saranno ancora al loro posto.
Inutile spiegare che, no, le sedie non si mettono in piedi sul tavolo e, soprattutto, non ci si sale sopra in precario equilibrio che, altrimenti, si rischia la tragedia familiare.
Che sarebbe buona cosa non distruggere compulsivamente tutti i giochi in campionario, compresi quelli nuovi regalati dalla nonna. Che le macchinine lanciate contro il pavimento con inaudita violenza si rompono e non si aggiustano più.
Evidentemente non è ancora acquisito il concetto per cui ciò che si danneggia a volte non si ripara più e che, dunque, i danni non sempre sono rimediabili.

Devo ancora capire se questa situazione sia effettivamente ascrivibile ai deliri infantili dei terribili due anni, o se vi sia dell’altro che non riesco a decifrare.
Al nido confermano che, in effetti, non è che brilli per obbedienza e docilità. Credo sarà opportuno approfondire.

Sono intanto iniziate dal lato materno le manovre di avvicinamento alla nuova avventura #ufficioincasa. 
Ieri mi sono sostituita alla DHL e “mi sono recapitata” a casa sedia ergonomia, pc, telefono. Il cost saving non perdona.
Mezza giornata di prendi, vai, carica, scarica, guarda, ascolta, capisci come si fa e ieri sera ero distrutta.
Credo mi servirà un pochino di tempo per prendere il ritmo. 
Sperando che mio figlio collabori un minimo, almeno la prossima settimana.

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3 pensieri su “IL DILUVIO & THE TERRIBLE TWOS

  1. ehm… non scrivi dal 29 novembre. l’ufficio in casa ti ha assorbito? o i capricci ti hanno stremato? da noi a quell’età ha funzionato “abbastanza” lasciarla in camera e dirle di tornare non appena si fosse calmata. le ore e mezze di pianto diventavano cinque minuti di sfogo. e poi tornava con “mi sono calmata”. per l’ufficio in casa invece ne parliamo un’altra volta 😉

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    • Ciao Silvia, ehm, in realtà sto continuando a scrivere, l’ultimo post è del 12 dicembre. Magari la redazione si è dimenticata di aggiornare la home, o questo post è piaciuto davvero tanto 😉
      In ogni caso i capricci mi stanno davvero stremando un po’ e con mio figlio pare che le strategie “standard” non producano alcun effetto. Me l’hanno anche abbastanza confermato le sue educatrici dell’asilo…dovrò escogitare qualcosa di alternativamente creativo!

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