HO LETTO UN LIBRO

Commozione é diventata un po’ una parola scontata. Dire “mi sono commossa” ogni tanto dà il sentore della lacrimuccia che scende a tradimento durante la scena clou della soap preferita.
Non é un termine che mi piace molto. Ma sento anche difficile l’esercizio linguistico di trovare un sinonimo dignitoso. Che renda comunque un vissuto di un certo tipo: quello che hai sentito “muovere dentro” in quella ben precisa circostanza.
Ho appena finito di leggere “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, che avevo scoperto alcuni mesi fa grazie ad una puntata de “Le invasioni barbariche” in cui Daria Bignardi aveva ospitato Franco Antonello, il padre di Andrea, il ragazzo autistico di cui lo scrittore Fulvio Ervas ha mirabilmente raccontato la storia.
Che non è una storia qualsiasi, perché é la storia speciale di un padre e di un figlio “diverso”, malato, problematico, difficile.
La storia di una persona che oggi é maggiorenne e alla quale é stato diagnosticato l’autismo quando aveva tre anni.
É la storia di un padre che vuol vivere la vita con suo figlio, facendo esperienze vere e meravigliose, anche se Andrea é malato e, magari, quelle esperienze lì son considerate poco adatte.
Tipo quella di prendere un aereo, nell’estate di due anni fa, volare negli Stati Uniti e affittare una Harley per un coast to coast. E poi farsi trasportare dal viaggio, tre mesi senza programmare nulla, senza decidere nulla in anticipo, e attraversare l’America, intesa come tutto il continente.
Volare in Messico, viaggiare in auto, in pullman, con quello che si trova nel percorso, fino al Guatemala, al Costrica, a Panama, e arrivare in Brasile.
Incontrare persone, quasi tutte meravigliose persone, che accolgono, aiutano, comprendono.
Mi aveva colpito tantissimo sentire questo padre raccontare di suo figlio, del loro viaggio, della loro vita, durante la trasmissione. Sempre col sorriso, con un’energia incredibile e apparentemente inesauribile. Mi ero ripromessa di leggere il libro, prima o poi. É passato qualche mese, ma ce l’ho fatta.
E potrei dire tantissime altre cose, quello che a me risuona nella pancia nel leggere di un viaggio così, con tuo figlio. E del fatto di avere a tua volta un figlio quasi della stessa età in cui ad Andrea Antonello hanno diagnosticato l’autismo. Riflettere sul fatto che, per i primi due anni di vita, Andrea era stato un bambino “normale”.
E poi chissà cosa é successo. Perché.
Ma non é di questo, ora.
Perché volevo solo condividere di aver letto un libro bellissimo. Una storia che, a tratti, pare quasi incredibile.
E che, sì, mi sono commossa. E che non saprei come dirlo altrimenti.

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