GIRL POWER

Quando ho scoperto di essere incinta, e pure prima in verità, non avevo alcuna reale preferenza sul sesso del mio futuro figlio.
Appartenevo alla categoria di donne-future mamme che, alla classica domanda che prima o poi qualcuno per forza ti fa: “Preferiresti un maschio o una femmina?” rispondeva inevitabilmente “Non importa, purché stia bene”.
E, almeno per quanto mi riguarda, ormai a distanza di un discreto lasso di tempo da quegli eventi, devo dire che quella risposta non aveva per me alcun connotato di luogo comune, quella cosa che si dice perchè sta bene così, sperando poi, magari, nei propri intimi pensieri, di potersi sbizzarrire in folli acquisti di tutine rosa confetto, o, al contrario, di dipingere la cameretta azzurro cielo.
Per me l’unica cosa che in quel momento aveva un senso sperare era che il mio bambino fosse sano e, per quanto possibile nello stato embrionale in cui si trovava, felice.
Oggi posso dire di essere contenta di aver avuto un figlio maschio, ma credo profondamente che lo sarei stata nella stessa misura se fosse nata una femmina.
Che poi avessimo impiegato più di cinque mesi a deciderne il nome, mentre quello di donna sarebbe stato selezionato in due o tre giorni al massimo, è un dettaglio che considero sostanzialmente casuale, o tutt’al più determinato dal fatto che ci sono molti più nomi di donna interessanti rispetto alla corrispondente versione maschile.
Comunque. Il Patato è il Patato, maschio, bellissimo, simpatica canaglia, scatenato all’inverosimile. E a me sembra anche un bimbo intelligente, acuto osservatore, veloce nel comprendere e nell’apprendere.
Ogni tanto, quando fa la grazia di concedere qualche minuto di tregua al suo moto perpetuo, mi metto lì, zitta, e lo osservo nei suoi esperimenti di psicomotricità. Nelle sue acrobazie, nei suoi tentativi di vincere la forza di gravità.
Ogni tanto, confesso, cuore di mamma dice anche: “Wow, che bambino sveglio che mi è capitato!”
Poi mi capita di andarlo a prendere al nido e vedere lì, tutti insieme, i bimbi e le bimbe della sua classe. Tutti quanti più o meno della stessa età, tutti dai due anni in su. E lì, osservando un attimo, si nota l’abisso.
Venerdì pomeriggio, entro, lui si alza dal tavolino dove sta finendo la merenda e viene verso di me. Mi sorride, ma non parla, non dice mamma, non dice ciao.
Vicino a lui c’è una sua piccola compagna, la cui nonna sta parlando con l’educatrice, e lei si avvicina a me e al Patato. Era con lui anche lo scorso anno, nell’altro nido. La saluto, le dico ciao.
Lei mi risponde: “Ciao, quella lì è la mia nonna“. E io: “Ah si, bene! E come si chiama la tua nonna?” “Anna”
In tutto questo mio figlio, muto come un pesce, continua a smangiucchiare il suo pezzo di pane e a non stare fermo finché riusciamo finalmente a togliere il disturbo.
Usciti dall’asilo ci facciamo il solito giro, i giardini e, giunta l’ora, ce ne torniamo verso casa. Arrivati all’angolo vediamo avvicinarsi un’altra sua compagna di nido, insieme alla mamma che è appena andata a prenderla. A distanza di qualche metro io dico: “Patato, guarda, c’è la tua amica dell’asilo, dille ciao”. E la bimba, ancora lontana: “Ciao Patato! Ciao!”
Dalle nostre parti il silenzio più assoluto e profondo. Nessun cenno, nessuna risposta.
E lo sappiamo tutti che maschi e femmine sono diversi. Che hanno abilità differenti e tappe di sviluppo non coincidenti, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio e il non farsi più la pipì addosso 😉
Che non ha senso di per sé fare confronti, tra un bambino ed un altro, figurarsi tra bambini di sesso diverso che magari hanno anche qualche mese di differenza. Mesi che a questa età sembrano secoli per le cose che cambiano in così poco tempo.
Eppure, ogni tanto, quando li vedo lì, gli uni impegnati a distruggere il mondo, lanciando grida da cavernicoli con la clava, e le altre, sedute a chiacchierare mentre preparano il tè nelle loro tazzine di bambola, organizzate, costruttive, mi dico che questi qui mica ce la possono fare.
E mi tocca un grande sforzo, ogni volta, ricordare le perle di saggezza di “Caveman“, una delle commedie più intelligenti (e divertenti!) che abbia visto a teatro, per farmi tornare in mente che no, gli uomini, poverini, non sono così perchè sono str….(men che meno da piccoli!), sono solo diversi, e non riescono a far funzionare più di una parte del cervello per volta!

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4 pensieri su “GIRL POWER

  1. Ciao
    io sono mamma di femmina (ora 6-enne) e ok che in effetti a 18 mesi faceva le frasi, però il fatto che le bambine stanno sedute a giocare a prendere il the e chiacchierare secondo me è una leggenda metropolitana. La mia almeno non lo fa, e non l’ha mai fatto.
    A due anni soprattutto i maschi e le femmine a parte la questione verbale come dici tu, fanno le stesse cose. Abbiamo avuto un amichetto coetaneo che a 2 anni passava ore seduto nella buca di sabbia del parco a cucinare coi pentolini mentre la mia correva qua e la come una matta (e non faceva costruzioni, cucinava proprio, commentando cose tipo “metto shale” :-D)
    Stai serena, che quando tuo figlio parlerà rimpiangerai il mutismo attuale eheh

    Mi piace

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