IL GIORNO IN CUI

Un giorno del mese di settembre di tre anni fa un aereo mi riportava a casa, dopo una settimana di vacanza nel mio mondo magico. 
Era stata una settimana speciale, l’avevo percepito subito vivendo quei momenti – cosa non sempre facile o scontata – ma avrei impiegato ancora un po’ di tempo per rendermi pienamente conto di quanto lo fosse stata davvero.
Da allora, ogni anno festeggio un mio intimo e personalissimo anniversario che spero, prima o poi, di poter degnamente celebrare là, dove tutto ha avuto inizio, con le persone che più amo al mondo.
Quel giorno, sul volo di rientro, “scoprii” Tiziano Terzani e il suo “Un indovino mi disse”.
Dopo averlo corteggiato a lungo, a spasso per librerie, un bel momento mi decisi a comprare per la prima volta un suo libro. E a iniziare a leggerlo.
Seguirono, nei mesi successivi, “Un altro giro di giostra“, forse il libro che, in assoluto, ha più cambiato la mia vita, e “La fine è il mio inizio“.
Comprai per la prima volta una Moleskine tascabile, nera, coi fogli a righe, e iniziai a portarla in borsa con me tutti i giorni, al lavoro, in metropolitana, sui treni che mi capitava di prendere in caso di trasferte. 
Iniziai a scriverci, molto poco in verità. Qualche appunto di emozioni, tempi e luoghi, perchè, in un certo momento, in modo improvviso e inaspettato, avevo sentito la necessità di cogliere quegli attimi, fermandoli sulla carta, per non lasciarli correre via e perderli nel fiume in piena delle troppe cose.
Poco tempo dopo scoprii di essere incinta e i libri di Terzani diventarono parte della mia gravidanza. A qualcuno potrebbe magari sembrare strano, dati i temi degli ultimi due, ma posso assicurare che per me niente riesce a parlare della vita, alla vita, come quelle parole.
Continuai a scrivere, ma leggevo di più, e oggi un po’ ho il rammarico di aver perso l’occasione irripetibile di un diario della mia gravidanza. 
Ora che conosco e leggo tanti blog di mamme so che difficilmente si trovano cose tanto ispirate e belle come quelle scritte dalle donne incinte. È un’occasione perduta, ma  non più recuperabile.
Il mio ritorno sistematico alla parola scritta sarebbe arrivato dopo, molto più tardi. Con questo blog, strappato ai sogni in una sera di primavera del mio anno sabbatico.
Perché proprio oggi mi sia messa a pensare a queste cose, in realtà, non so.

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2 pensieri su “IL GIORNO IN CUI

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