E VADO VIA, VADO VIA…O DEL COMPLESSO DI INFERIORITÀ

E alla fine sono andata via. Non per le patrie delusioni sul futuro dell’umanità, era già previsto. Ultimo piccolo stacco prima dell’inverno. Rotolando verso sud (cit). Di nuovo a casa. Pochi giorni, ma di valore. 
Sono passati tre anni, avrei dovuto baciare la terra scesa dalla scaletta dell’aereo, ma ancora una volta e’ arrivata la conferma che i figli piccoli sconvolgono l’essenza di quello che si e’, o quanto meno di ciò che si vorrebbe fare. Sempre troppo presi da loro o, forse, questo e’ solo uno dei tanti brutti viziacci italici.
Ho una ben radicata convinzione che noi italiani siamo portatori di una profonda incapacità genetica per un certo tipo di educazione dei figli.
Stamattina a colazione ci siamo trovati vicini a una famigliola francese, con una bimba della stessa età del Patato. Quella mangiava, tranquillamente seduta sulla sua sedia da adulta, il suo piatto di frutta, la torta, la tazzina di latte. 
Mio figlio, a mezzo metro, urlante come un ossesso tutto il tempo, sputando platealmente qualsiasi tipologia di cibo gli venisse offerta.
La francesina tentava ripetutamente un contatto socievole, offriva un acino d’uva, un pezzettino di dolce. Lo guardava a tratti con occhioni interrogativi e sognanti. 
E niente. Lui a continuare il suo ululato da maschio disperato: “Biglieee, Biglieee, Biglieee!!!!!”

(cit. “Rotolando verso sud” – Negrita, 2005)

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