QUEI CATTIVI ESEMPI

E’ come avere un nervo scoperto, quando un leggero soffio di vento, o qualcosa che solo ti sfiora in quel punto, e’ sufficiente a far ritornare una consapevolezza presente e immediata, l’inevitabile percezione di quel qualcosa che proprio non va.
In alcuni momenti mi pare quasi di evitare coscientemente l’argomento, quasi per un tentativo di estrema autodifesa, in altri, di maggior realismo di vita, perché mi dico che tanto nulla servirebbe a cambiare le cose.
Poi, pochi giorni fa, leggo la solita Vale-Bellezzarara e il suo meraviglioso post sulla conciliazione dei tempi di vita (e di famiglia). E mi dico: e’ tutto vero. Non che non lo sapessi, prima, ma sembra quasi che il mondo fosse riuscito nel suo lavaggio del cervello, nel convincerti che il tema sia solo un affare di donne. E preferibilmente di donne con famiglia a carico, che le altre non hanno di questi miseri problemi. Mi trovo a commentare e a riflettere.
Poi, arriva mio marito, che mi ricorda come questa settimana debba iniziare un corso di formazione, uno di quelli tenuti nell’olimpo delle scuole che contano. Di quelli dove le menti di successo sono passate da li’, dove vengono proposti i super modelli economici per salvare le imprese, gli Stati, il mondo. Di quelli che le aziende pagano salati, per far capire che fanno davvero la differenza. Questa sarà la prima settimana, full time. L’orario standard delle lezioni e’ dalle 9 alle 17.30. Bene, mi dico, così magari per qualche giorno potrà rientrare un po’ prima la sera. Eh no, mi dice. Martedì e giovedì le lezioni terminano di fatto alle 20. Dopo l’orario “ufficiale” sono previste alcune conferenze con “esperti”. Non si e’ obbligati a restare, ma tant’è. Si finisce alle 20. Con il tempo di viaggio significa rincasare non prima delle nove di sera, essendo usciti di casa alle otto del mattino. Ah, dimenticavo, poi ci sarebbero le dispense e gli appunti da leggere per il giorno successivo.
Il mio cervello si e’ improvvisamente risvegliato e ha ripescato un paio di files sepolti dall’oblio degli anni. Io questi qui, i geni della formazione, ho avuto la fortuna di conoscerli da vicino. Mi era capitato di passare di la’ e mi ero detta anche-mai-più-nella-vita. Un giorno ero rimasta in bagno qualche minuto oltre l’ora di pausa (che un’ora piena non era mai), forse c’era la coda, forse non stavo benissimo. Una docente mi viene a cercare, e non per accertarsi che fosse tutto ok. Neppure a scuola, forse neppure all’asilo. In tutto quanto veniva detto o fatto in quelle aule tutto si percepiva tranne il rispetto per le persone. La convinzione etica che CIO’ CHE VIENE COSTRUITO LAVORANDO e’ PER l’UOMO e non il CONTRARIO. Mi era servita moltissimo quell’esperienza. A scoprire chi NON sono e cosa NON voglio essere. Tredici anni dopo conservo la medesima convinzione. Che un paese che non rispetta la vita privata dei suoi cittadini che lavorano e’ destinato a qualcosa di triste. Che un essere umano non e’ biologicamente predisposto a stare dieci ore in un bunker, seduto, immobile, ad accumulare nozioni. Che dimenticare che quelle persone, forse, hanno a casa qualcuno che le aspetta o che, più semplicemente, possano avere il diritto ad un’ora di tempo per fare una passeggiata nel parco per dormire poi sonni sereni. E se nel programma del prestigiosissimo corso non c’è sufficiente tempo, beh, allora, forse, LORO hanno sbagliato qualcosa.
I giorni delle donne sono tanto più pieni di cose perché qualcun altro si e’ permesso di sbagliare la programmazione della loro vita.
Mi piacerebbe tanto che quel qualcuno parlasse. Che mi rispondesse dicendo cos’ha (o non ha) nella testa. E la risposta che non vorrei mai dover sentire e’ che adesso c’è troppo poco lavoro per permettersi di parlare di queste cose.

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2 pensieri su “QUEI CATTIVI ESEMPI

  1. Carlotta, con l’inizio del mio periodo sabbatico mi ero persa questo tuo post, perdonami! Hai perfettamente ragione. E’ giustissimo quello che scrivi. E sai cosa mi stupisce sempre, a partire dal mio compagno? Come molti uomini accettino la situazione senza lamentarsi. Soffrendo, certo, ma senza lamentarsi troppo. Un abbraccio!

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  2. Eh sì, è proprio così, perchè probabilmente è considerato normale farsi “un mazzo tanto”, stando fuori casa tutto il giorno – e anche oltre – e pure se è faticoso, pesante, comporta grandi sacrifici e rinunce, così è e così tocca fare. Io spero che qualcosa cambierà, nel tempo, col tempo. Ma per ora non vedo affatto segnali favorevoli 😦

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