SCELTE DI MAMME

Ho scoperto da pochi giorni un altro bel blog di mamme. Lo scrive una mamma che ha fatto una scelta di vita “alternativa”, quella di lasciare il lavoro dopo alcuni anni di carriera di successo per vivere più vicina alla sua bimba di tre anni.
Mi ritrovo in diverse cose di quanto dice, in tanti pensieri e stati d’animo. La sua – recente – decisione di cambiare vita e’ definitiva, non lo e’ il mio anno sabbatico. Ammiro la sua scelta, forte e coraggiosa, abbastanza controcorrente, soprattutto essendo maturata in un contesto professionale soddisfacente e ricco di gratificazioni, elemento distintivo rispetto ad altre situazioni che conosco, dove la vita lavorativa non proprio esaltante viene più facilmente accantonata per dare spazio ad altre priorità.
Io non conosco ancora cosa mi riserveranno i prossimi mesi. Non ho grandi progetti o strategie in testa, solo qualche augurio, tipo quello di trascorrere un inverno un po’ migliore di quello passato. E di cercare di usare al meglio questo tempo, per me, per mio figlio e per mio marito che, povero, temo a volte sia un po’ trascurato al confronto con la creatura. Ci sto provando, con le forze che ho.
Mi rendo conto che ogni tanto avrei bisogno di un po’ più di confronto “di donne” sulla mia scelta sabbatica e mi rendo anche conto di quanto poco “italiano” sia questo tema, così poco connaturato alla nostra cultura. In Italia o si lavora oppure no. Il no corrisponde alla casalinga per scelta, o alla disoccupata per forza. Difficilmente sono contemplate opzioni differenti. Credo che, sino a pochi anni fa, il concetto di anno sabbatico fosse pressoché sconosciuto alla lingua italiana. Scelte di vita del genere venivano, per lo più, classificate come eccentricità di qualche hippy, o dei rampolli di buona famiglia che potevano permettersi il giro del mondo a cinque stelle. Ritengo che nessuna opzione simile fosse contemplata per il genere femminile. Non che oggi la sostanza delle cose sia così radicalmente cambiata. Anzi.
Quando mi capita di parlare della mia scelta sabbatica trovo mediamente tre tipi di diverse reazioni.
La prima e’ quella degli entusiasti-ottimisti: “Ma che figata! Hai fatto un gran bene e hai avuto un gran coraggio. Goditela! Poi si vedrà!”
La seconda e’ quella degli scettici-conservatori: “Cosa?! Ma tu sei pazza. E come fai poi a tornare al lavoro dopo così tanto tempo? Chissà nel frattempo cosa sarà capitato in azienda e tu, comunque, avrai perso la capacita’ di lavorare”
La terza e’ quella dei “beata te che te lo puoi permettere”: se così hai deciso vuol dire che non hai bisogno di soldi e puoi stare mesi e mesi senza stipendio. Ergo, sei ricca o hai vinto alla lotteria, o hai la fortuna di avere chi ti mantiene.
Come tutte le tipizzazioni, poi, ciascuna categoria conosce contaminazioni con le altre, mediamente la terza e’ quella trasversale, applicabile sia agli entusiasti-ottimisti, che agli scettici-conservatori.
L’obiettivo del mio anno sabbatico e’ tutto tranne quello di cercare di convincere il prossimo di qualcosa o di far cambiare idea a qualcuno. Le mie considerazioni posso benissimo tenerle per me, salvo che vi sia chi e’ oggettivamente interessato a condividerle in modo costruttivo. Tutte e tre le tipologie di commenti contengono parti di verità e parti di luoghi comuni.
E’ vero, l’anno sabbatico PUÒ essere una figata, ma può essere anche un PROBLEMA tornare al lavoro dopo tanto tempo. Può essere capitato di tutto nel frattempo, ma anche no. E’ vero che devi, un minimo, “potertelo permettere” anche dal punto di vista economico.
Io non sono ricca, non ho mai vinto la lotteria della Befana e neppure la tombola di Natale, se e’ per quello. Ho lavorato per più di dieci anni con stipendi non certo da favola. Ho risparmiato qualche soldo. Mio marito per fortuna lavora.
Detto questo, ho sempre cercato di non sprecare il denaro, poco o tanto che fosse. Da quando sono a casa a maggior ragione.
Ognuno ha le sue priorità, preferenze e debolezze e può e deve lavorare su quelle, con qualche sacrificio inevitabile.
Io non compro abbigliamento firmato, appena posso aspetto i saldi, le promozioni o cerco l’outlet e questa estate per me non ho comprato nulla, non avendone reale necessita’. E non mi frega niente di avere addosso un modello dell’anno scorso. Non faccio colazione al bar, non fumo, non bevo alcolici. Spendevo un po’ in libri, anche se nella assoluta maggioranza dei casi solo in edizioni economiche, ora appena posso uso il prestito della biblioteca. Da anni ho l’abbonamento a Vanity Fair che, rispetto all’edicola, fa risparmiare quasi il sessanta per cento. Non faccio gli happy hour, esco a cena abbastanza di rado e comunque ritengo abbastanza immorale spendere cifre assurde per un pasto al ristorante. Non vado dal parrucchiere tutte le settimane. Ho sempre amato viaggiare, insieme ai libri e’ quanto amo di più. Non ho mai soggiornato in posti di lusso, non me li sarei potuti permettere, ma oggi faccio anche scelte diverse, che fino a qualche tempo fa non avrei neppure preso in considerazione per sbaglio. Cerco se possibile di organizzare le vacanze in bassa stagione, con molto meno puoi trovare cose bellissime. Non risparmio sulla salute, ne’ rinunciando alla qualità del cibo, ma guardo tutte le offerte dei miei supermercati. Non ho la TV a pagamento che tanto non guarderei e in casa ospito ancora una apparecchio che starebbe ormai bene in un museo.
La vita e’ fatta di priorità e ogni giorno cerco di scegliere le mie.

P.s. Questo post e’ stato pubblicato lunedì 20 agosto, per motivi ancora non chiari l’articolo pubblicato non consentiva l’inserimento di commenti dei lettori. Con un escamotage ho provato a rimediare:-)

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9 pensieri su “SCELTE DI MAMME

  1. Ciao Carlotta! In effetti ero passata di qua lunedì e non ero riuscita a commentare!
    Come ti capisco quando parli dei diversi tipi di reazione. E invece non hai incontrato quelli che ti guardano un po’ schifati e ti dicono “ma scusa…farai solo la mamma???”, come se la cosa proprio li inorridisse? Io sì, tanti. Ai quali ho poi dovuto spiegare che sto semplicemente cercando più flessibilità ma lavorerò lo stesso, ecc. ecc. Per poi allontanarmi chiedendomi “ma perché, sarebbe comunque un delitto scegliere di fare solo la mamma?”
    Un abbraccio!
    Vale
    http://bellezzarara.blogspot.it/

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    • Oh, certo, anche se probabilmente il fatto che la mia scelta sia solo “temporanea” un po’ smorza questo tipo di reazione. Che comunque esiste in modo direi quasi sfacciato (e molto ingiustificato, secondo me). Alcuni mesi fa una mia amica ha fatto esattamente la tua scelta, ha mollato il lavoro dopo diversi anni perche’ sentiva la difficoltà non più sostenibile di provare a conciliare sempre tutto, e male. Anche lei riferisce commenti attoniti e inorriditi di questo tipo (pur se in realtà non fa “solo” la mamma, anche aspettando il secondo figlio, ha deciso comunque per la libera professione, scegliendo i suoi tempi e modi). Io parlavo di queste situazioni proprio nel primo post del blog: http://lavitaamodomio.style.it/2012/05/24/nuovi-tabu’/. Grazie! A presto!

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  2. Cara Carlotta, mi sento presa in causa o sbaglio?? ebbene sì non si esce dal tunnel e la cosa che più mi diverte a volte è che neppure le persone amiche, che ritieni “giovani” ed istruite riescono a capire per esempio che la libera professione è un lavoro, anche se magari in un mese lavori 20 giorni da casa ed un solo giorno in un ufficio in senso stretto. Dopo quasi un anno dalla mia scelta ogni giorno ne sono più convinta come mi convinco sempre di più che la strada per il diritto all’essere “solo mamme” è ancora lunghissima e dura da percorrere. Ma non demordo!!

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    • Eh si’, confesso! Ma mi sembrava una troppo bella occasione per tacere 🙂
      A solo parzialissima discolpa di tutti costoro (e volendo mettersi a tutti i costi nel punto di vista altrui) credo che queste strane reazioni dipendano dal fatto che, dopo i secoli trascorsi prima che le donne riuscissero a realizzare qualcosa anche fuori delle mura domestiche, ora il movimento in senso opposto viene percepito come un tornare indietro, un assurdo, quasi una bestemmia, soprattutto da parte di chi le opportunita’ professionali le ha avute. Ho trovato bellissimo (e continuo a trovare strano che se ne parli relativamente poco) il libro “Mamma senza paracadute” di Livia Castellani che porta proprio alcune bellissime riflessioni in questo senso. Continuiamo a parlarne!

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  3. Ciao. Mi ha fatto piacere scoprire il tuo blog. Piano piano sto scoprendo (in rete, nella vita reale un po’ meno) persone che si preoccupano del tempo da dedicare alla famiglia e a sé stessi , oltre che al lavoro. Insoddisfatta da un po’ del mio lavoro, dell’ambiente più che altro, adesso la mia azienda è in crisi e sta facendo di tutto per smorzare quel po’ di motivazione che è rimasto, dando prova, una volta di più di non credere nelle “persone” e nel loro valore aggiunto. Perciò sto assaporando post che parlano di scelte coraggiose come quella di Valentina o di decisioni importanti come la tua. Ne ammiro il coraggio e sono d’accordo che l’importante è cominciare a parlarne, per scalfire una certa ottusa mentalità. Post così sono una boccata di ossigeno per me. In bocca al lupo per tutto.

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    • Ciao Alice, mi fa tanto piacere quello che scrivi. E non tanto, o non solo, per gratificazione personale (che, comunque, ogni tanto serve anche!), ma perche’ anche io vivo “nella vita reale” quello che dici tu. C’è qualche rara eccezione, qualcuno che si fa domande e ogni tanto prova a darsi qualche risposta “alternativa”, ma l’assoluta maggioranza del mondo sembra andare avanti, così, per inerzia, anche quando vive situazioni difficili, insoddisfacenti e totalmente nemiche della propria realizzazione personale. Visto che pero’, anche tramite il web, si possono scoprire persone reali, sarebbe già bello riuscire fare gruppo così, sostenersi e scambiarsi idee e, perche’ no, provare a cambiare un po’ le cose, partendo dal nostro piccolo 🙂 a presto!

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  4. Ne ho parlato anch’io nel mio blog e anche a me piacerebbe, nel nostro piccolo, fare gruppo. Magari non servirà a niente, non ne verrà fuori niente di concreto, ma il confronto e la condivisione sono già un motivo di arricchimento. Purtroppo non sono tante le persone che si appassionano all’argomento, perciò mi fa piacere ogni volta che “incontro” qualcuno sensibile all’argomento. A presto.
    Alice dalla nascita

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