CINQUE GIORNI, UN COMPLEANNO E LO SPIRITO OLIMPICO

Ma quanto cresce un bambino in cinque giorni? Abbiamo lasciato il Patato dai nonni domenica scorsa, già pronto per la nanna. Siamo tornati sabato, in tutto cinque giorni di allontanamento genitoriale. Non cinque mesi. Giorni, le dita di una mano esaurite in pochi secondi. Quasi un’altra creatura, quasi difficile credere che nel frattempo non ce lo abbiano scambiato. E’ capitato altre volte, sia a me che a suo padre. Non vederlo per qualche giorno e trovarlo cambiato, nell’aspetto, ma soprattutto nel modo di essere.
Adesso pronuncia il suo nome, al posto di quel “io” o “me” detto battendo la manina sul petto. Con un certo orgoglio anche, ben scandito e ripetuto, casomai qualcuno se lo fosse perso. Prova a legare insieme nomi e parole, non tutte comprensibilissime in verità, tentando di esprimere al mondo quello che nella sua testa e’ già evidentemente chiarissimo da un bel po’.
Cammina come un maratoneta, sempre più difficile tenerlo seduto nel passeggino, vuole guidare lui, e guai a contraddirlo su direzioni e mete. Qualche – rara – volta riesci addirittura a portarlo in giro tenendolo per mano, fantascienza sino a poco fa.
In questo giro il Patato e’ stato anche molto fortunato, e’ riuscito a festeggiare degnamente il suo compleanno, in compagnia di qualche amico, scalmamandosi all’inverosimile e dando fondo a tutte le energie disponibili. Il calendario ha voluto che l’evento cadesse nel fine settimana, che se no ad agosto col cavolo che riesci ad organizzare una festicciola. Lo scorso anno il primo compleanno era stato abbastanza improvvisato e deprimente. Giornata infrasettimanale, nessun bimbo nelle vicinanze, serrata di negozi senza speranza. Il papà (al lavoro) riusciva in extremis a recuperare una torta prima di rientrare a casa. Qui nei dintorni nessuna pasticceria o gelateria aperta neppure a pagarla oro. Di quel giorno e’ rimasta qualche foto, con il Patato addobbato con una corona dorata su cui campeggiava il numero uno, un po’ smarrito davanti alla torta che non avrebbe neppure assaggiato. Quando ci ripenso mi ritrovo con un po’ di amaro in bocca. Per il primo compleanno di mio figlio avrei potuto fare qualcosa di meglio. Almeno stavolta abbiamo recuperato, l’anno prossimo vedremo. Altro giro, altra corsa.
Non c’entra niente con quanto raccontato fin’ora, ma che ieri siano finite le Olimpiadi un po’ mi dispiace. Ho visto molto poco, non sono certo una sportiva fanatica, e neppure un’avida consumatrice di TV. A casa mia il piccolo schermo (che e’ piccolo davvero e non solo per modo di dire) potrebbe tranquillamente essere dismesso e quasi non se ne accorgerebbe nessuno. Mi sono limitata ad assistere a qualche evento super-atteso e alle sintesi di cronaca in qualche Tg.
Ma già poter sentire nei titoli di apertura, vedere nelle home dei siti web e sulle prime pagine dei giornali qualcosa di diverso dalle solite disgrazie, dalla crisi e dallo spread e’ qualcosa che non ha prezzo. Per qualche secondo riesci pure a pensare che, forse, un giorno il mondo girerà al tempo di un’olimpiade e allora, anche per il futuro di tuo figlio che proprio compie i suoi primi anni, magari c’è ancora speranza.

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2 pensieri su “CINQUE GIORNI, UN COMPLEANNO E LO SPIRITO OLIMPICO

  1. Eh, anche a me manca qualcosa dopo la fine delle olimpiadi! Molte gare trasmesse in tv mi hanno emozionata fino alle lacrime, e ho pensato che prima o poi mi piacerebbe stare qualche giorno in una città dove si stanno svolgendo i giochi, chissà.
    M. all’inizio non sembrava molto interessata, poi le ho raccontato qualcosa sulle origini delle Olimpiadi, e sulla fiamma del braciere, alla fine era anche lei entusiasta per Bolt, gli ha subito copiato i gesti e i balletti che lui ama fare davanti alle telecamere. Peccato la cerimonia di chiusura, l’ho trovata un po’ noiosa e al di sotto delle mie aspettative: avevano annunciato un grande omaggio alla musica britannica, potevano fare meglio (mi ero già immaginata qualche beatles a sorpresa…).

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    • Così ci tocca aspettare altri quattro anni per riprendere a sognare un po’….e, mannaggia, la prossima volt io avrò abbondantemente passato i quaranta!!! Ciao!

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