DELLA VITA

Il nonno di mio figlio e’ morto lo scorso inverno, quando il Patato aveva solo un anno e mezzo. Il caso volle che giusto qualche tempo prima mi fossi imbattuta in un paio di libri “Accabadora” di Micaela Murgia e “Così e’ la vita” di Concita De Gregorio. Io ho l’ intima convinzione che i libri non arrivino mai per caso, o meglio, che noi non arriviamo mai per caso a trovare certi libri. Eppure mai come in quella circostanza mi ero sentita impreparata ad affrontare la vita con una creatura non ancora parlante, ma che sembrava capire benissimo tutto quanto gli capitasse intorno. Anzi, che capiva magari anche meglio di te certe cose completamente sfuggite ai tuoi filtri.
Mi ero ritrovata balbettante, a mormorare con nodo alla gola:”Amore, tu adesso stai un paio di giorni dai nonni. La mamma deve andare da papà, perche’ il nonno e’ morto”, e con la muta domanda che mi rimbalzava in testa, di fronte al suo sguardo smarrito:”ma avrà capito?! Cosa avrà capito?”
Qualche tempo dopo mio figlio era intento a sfogliare un piccolo album di sue fotografie, nelle quali compariva anche mio suocero in un’immagine scattata qualche giorno dopo la sua nascita. Con il ditino puntato sulla figura, esclamava deciso “nonno!”
In un paio di occasioni siamo andati insieme a lui al cimitero, dove un’altra foto del nonno e’ stata al centro della sua attenzione.
Credo che ai bambini, pur se piccoli, non debba mai essere omesso di parlare della morte, ne di far riferimento a persone che non ci sono più, a maggior ragione quando quelle persone sono parte della famiglia. Ma confesso che mi e’ molto difficile farlo, soprattutto nel modo autorevole e rassicurante che mi augurerei. Rimane sempre un non detto, un qualcosa di mancante che fatico ad individuare persino per me stessa.
Ieri mio figlio ha avuto la possibilità, abbastanza rara per ragioni geografiche, di passare una domenica insieme a tutti i nonni. Così gli era stato detto che avrebbe trascorso la giornata con TUTTI i nonni. Cosa non propriamente corretta. Avremmo dovuto dirgli “tutti i nonni vivi”.
Me lo immagino, nella sua testolina sveglia, domandarsi:”ma l’altro nonno, quello che mi fanno sempre vedere in foto, perche’ non mi viene mai a trovare”?

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