MA I VACCINI SERVONO PROPRIO?

Alla fine siamo partiti. Senza la spesa, con un clima sempre più messicano (ma senza mare caraibico) e con febbre a 39.
Dopo la telefonata alla guardia medica pediatrica, perche’ queste cose capitano mai durante la settimana lavorativa, e il solito retrogusto amarognolo delle conversazioni in medichese.
La giornata e’ stata decisamente di quelle da non ricordare, col Patato ko dal febbrone e, ovviamente, ingestibile.
Mi sono ancora una volta posta l’annosa domanda sulla reale utilità della miriade di vaccini che oggi somministriamo ai nostri figli piccoli. Piccolissimi, praticamente appena nati. Sul bilancio reale rischi-benefici di questa pratica che, negli ultimi anni, e’ sempre più al centro di una grande battaglia ideologica tra chi, da un lato, ne sostiene l’indispensabilità per la tutela della salute individuale e collettiva e chi, al contrario, la ritiene causa di ogni male: effetti collaterali pesanti e ben diversi da quelli ufficiali, allergie, disturbi neurologici…morte.
Quando mio figlio e’ nato, non mi sono subito posta molti interrogativi. L’ho sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie e a quelle consigliate, secondo il calendario previsto dall’ASL. Col passare dei mesi i miei dubbi sono grandemente aumentati e, cercando qualche informazione in rete, mi sono resa conto di essere finita in una trappola senza uscita. Troppo schierate e integraliste le due opposte fazioni, terrorizzanti i moniti di entrambe.
Ho voluto prendermi del tempo per riflettere meglio. Anche considerando che qualche piccolo problema di salute del Patato consigliava di posticipare le successive scadenze vaccinali, ho riflettuto qualche altro mese. E, paradossalmente, e’ stato proprio leggendo un manuale sulla salute del bambino di ispirazione steineriana, che ho comunque deciso di fargli fare anche l’anti morbillo-parotite-rosolia. Solo per prevenire il primo, in realtà. Perche’ il morbillo e’ di fatto una malattia seria e molto debilitante, a rischio di complicazioni pesanti (anche se non così frequenti nel mondo occidentale), che facilmente comportano la necessita’ del ricovero in ospedale.
Così mi sono decisa e il febbrone pre-partenza e’ proprio stato l’effetto di questa decisione. Oggi il Patato sta meglio e il peggio pare passato.
Tutto risolto, quindi? I miei dubbi no. Invidio davvero i portatori di certezze incrollabili, io ne ho pochissime. Praticamente nessuna nel troppo fallibile e umano mondo della medicina.
Credo non sarò mai in grado di capire se questa sia davvero stata la decisione migliore per la salute di mio figlio. Dubbi, ahimè, che fanno parte integrante del quotidiano lavoro del genitore.

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