EDUCARE FIGLI MASCHI

E’ di un paio di giorni fa l’ennesima agghiacciante notizia di un uomo che ha ucciso (si ipotizza per “gelosia”) la moglie ventisettenne, incinta, e madre di un altro bimbo di cinque anni.
Il fatto che, nello specifico, vittima e carnefice siano stranieri probabilmente non aggiunge molto al fatto in se’, considerando il numero e la frequenza di questo genere di episodi che coinvolgono persone di tutte le età, origine e cultura.
Da qualche tempo si da’, giustamente, grande risalto a questi fatti e da più parti giungono appelli per fermare questa continua carneficina senza senso.
Un tg, nel trasmettere la notizia di Piacenza, sottolineava che, pare, il marito assassino fosse spalleggiato dalla propria madre, giunta recentemente dall’India proprio per “aiutare” il figlio, a suo dire vittima di una moglie troppo emancipata ed occidentale per la loro cultura. Non so se questo sia vero, ma la cosa mi ha portato a qualche ulteriore riflessione.
Parecchi anni fa, quando la sola idea di un figlio era ancora lontana anni luce dalla mia esistenza, una collega mi presto’, per caso, il libro “Crescere figli maschi” di Steve Biddulph che, tempo dopo, io regalai ad una cara amica in occasione della nascita del suo primo figlio, maschio.
Avevo trovato la lettura, oltre che piacevole, estremamente interessante, poiché parte dal presupposto che maschi e femmine siano biologicamente diversi e che tale diversità si rifletta in modo significativo nel comportamento di bambini anche molto piccoli (estremizzando ed esagerando un po’: le creature di sesso maschile sono spesso “vittime” del testosterone che ne influenza alcune azioni sin dalla primissima infanzia).
Ciò, naturalmente, non vuole essere una scusante, ne’ tantomeno una “giustificazione” a comportamenti censurabili quali quelli di cui stiamo parlando. Anzi.
Lo spunto nasce proprio dal fatto che su una certa predisposizione si può, e si deve, lavorare.
Con l’educazione, con la cultura.
Mostrando al bambino, anche piccolissimo, modelli di comportamento e di relazione “sani”, che manifestino il rispetto per l’altro, che diano esempi di condivisione e non di contrapposizione o addirittura di svilimento o disprezzo.
E la cultura e l’educazione dei figli, quantomeno nel nostro Paese, sono ancora molto nelle mani delle madri. Madri che, proprio per questo motivo, sono spesso accusate, anche giustamente, di crescere “mammoni” irresponsabili ed incapaci, viziati quando va bene e capaci di chissà quali nefandezze quando va peggio.
La sorte mi ha dato la responsabilità di crescere ed educare un figlio maschio. Ed e’ una responsabilità che sento moltissimo, che si ravviva nella mia mente ogni volta che mi trovo a leggere queste infauste notizie.
Credo che ci sia davvero una grande possibilità di cambiamento e una grande speranza: partiamo dalle madri.

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